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5 Luglio 2021

Rubrica “Lunedì al femminile”: OVAIE, SORGENTI DI VITA E FORZA CREATIVA

Eccoci giunte al diciannovesimo appuntamento della rubrica “Lunedì al femminile”, che esce ogni primo lunedì del mese (in fondo trovi i link per accedere agli articoli precedenti). Il mese scorso abbiamo approfondito l’anatomia della nostra matrice, il nostro utero, ed oggi vorrei parlare delle nostre ovaie e del loro collegamento con l’utero.
Le ovaie sono le gonadi femminili, ossia gli organi sessuali primari dell’apparato riproduttore. Sono ghiandole endocrine che secernono i gameti (cellule uovo), ossia le cellule sessuali necessarie alla riproduzione, e gli ormoni sessuali femminili, ossia estrogeni, progesterone e una piccola quantità di androgeni. Le ovaie sono due, si trovano nella cavità pelvica, ognuna a un lato dell’utero. Hanno la forma di un fagiolo o di una piccola prugna, e la loro dimensione cambia nel corso della vita: in una donna adulta misurano circa 4 cm di lunghezza, 2 cm di larghezza e 1 cm di spessore, ma nelle bambine sono più piccole ed anche durante la vecchiaia tendono a ridursi; nelle donne che hanno più figli generalmente la loro dimensione è maggiore.

Le ovaie sono connesse all’utero e alle tube di Falloppio tramite dei legamenti, e altri legamenti le uniscono al bacino e al pavimento pelvico. La funzione di questi legamenti è quella di connettere le ovaie agli organi vicini, in modo che rimangano nella loro sede naturale; però non sono fisse, conservano una certa mobilità.
Le ovaie sono composte da due strati di tessuto: uno interno, ricco di tessuto connettivo e vasi sanguigni che vanno ad irrorare e nutrire l’organo stesso; uno esterno, che occupa circa due terzi di tutta la ghiandola e che contiene i follicoli ovarici a vari stadi di maturazione.

Le ovaie contengono fin dalla nascita tutti gli ovuli immaturi, chiamati follicoli, che matureranno e verranno rilasciati nel corso della nostra età fertile, quindi durante la nostra vita non viene prodotto alcun ovulo e di fatto possediamo il numero più elevato di ovuli mentre ci troviamo ancora nell’utero materno. Quando siamo un feto di venti settimane abbiamo circa sette milioni di ovuli, poi alla nascita il numero si riduce fino a circa due milioni, e quando arriviamo alla pubertà e iniziamo a mestruare, abbiamo ancora a disposizioni circa 400.000 follicoli. Da quando iniziamo a mestruare, ogni mese circa mille ovuli sono destinati a morire, ma soltanto 450 circa si svilupperanno, ossia le nostre ovaie rilasceranno circa 450 ovuli maturi in tutta la nostra vita fertile.
Un follicolo è una cavità a forma di sacco che contiene l’ovulo immaturo immerso in un fluido protettivo. Crescendo, i follicoli ovarici producono e rilasciano l’estradiolo, un tipo di estrogeno, nel sangue. Ad ogni ciclo mestruale si sviluppa un gruppo di cellule uovo (un numero compreso tra sei e venti cellule uovo), e dopo circa 10-12 giorni una di queste cellule uovo si sposta verso la parte esterna dell’ovaio; il follicolo espelle l’ovulo nella cavità addominale e lentamente viene convogliato verso l’utero attraverso la tuba di Falloppio.

La volta scorsa abbiamo già detto che le tube di Falloppio, chiamate anche tube uterine, salpingi o trombe uterine, sono i due condotti tubolari che partono dai due vertici superiori dell’utero e arrivano in prossimità delle ovaie, avvolgendole dall’altro come un imbuto.
Anatomicamente possiamo suddividerle in diverse parti:

  • l’istmo è la parte più stretta, quella che parte dal vertice superiore dell’utero, tra fondo e corpo;
  • l’ampolla è la parte che continua dopo l’istmo e che via via si allarga, aumentando di diametro più si allontana dall’utero;
  • l’infundibolo è l’estremità che ha forma di imbuto o tromba, ed avvolge la regione supero-laterale dell’ovaio;
  • le fimbrie sono delle proiezioni, simili a setole morbide, che si trovano al margine libero dell’infundibolo.

Il compito delle tube uterine è quello di raccogliere la cellula uovo prodotta dall’ovaio e incanalarla verso l’utero, dove avverrà l’eventuale impianto dell’uovo fecondato.
Ogni mese l’ovaio libera un ovulo giunto a maturazione, pronto per essere fecondato. Le fimbrie hanno il compito di raccogliere l’ovulo espulso dall’ovaio e di incanalarlo all’interno della tuba; l’ampolla è il luogo dove può avvenire la fecondazione. In seguito al rilascio dell’ovulo, il follicolo si trasforma in corpo luteo e inizia a secernere estrogeni e progesterone in attesa della fecondazione dell’ovulo stesso. Se avviene la fecondazione, l’uovo così formato transita dalla tuba all’utero, dove andrà ad impiantarsi per dar vita a una gravidanza; se invece non vi è fecondazione, il corpo luteo regredisce e l’ovulo viene eliminato con il sangue mestruale.

Avremo modo di approfondire meglio tutto questo, ma oggi vorrei portare l’attenzione su ciò che avviene alle ovaie quando entriamo in menopausa: contrariamente a quanto si pensa e spesso si afferma, le ovaie non avvizziscono, né smettono di funzionare!
Alcuni medici ritengono che le ovaie dopo la menopausa siano inutili, in quanto la loro dimensione si riduce. Ma la parte che si rimpicciolisce è solamente il rivestimento più esterno, dove crescono e si sviluppano gli ovuli; mentre la parte più interna si attiva per la prima volta nella nostra vita proprio durante la menopausa, e così le ovaie continuano a collaborare con il nostro corpo anche durante la menopausa. Per esempio, il dottor Celso Ramón García, primario di chirurgia presso l’ospedale della University of Pennsylvania, è uno dei tanti esperti convinti che gli ormoni prodotti dalle ovaie in post-menopausa migliorino la salute delle ossa e l’elasticità cutanea, favoriscano le funzioni sessuali, proteggano dalle malattie cardiache e contribuiscano alla nostra salute e al nostro benessere.

Quindi è facile comprendere che le ovaie sono preziose per noi, contengono la nostra energia creativa, la nostra forza creativa, che è intrinseca e non legata esclusivamente alla nostra età fertile. E questa forza creativa la possiamo manifestare in vari modi, creando la nostra realtà.
In medicina cinese c’è il concetto di Jing, che è difficile da spiegare in poche parole, ma potremmo dire che è la base materiale della crescita e di tutti i processi vitali, ciò che determina il livello di vitalità, in noi e in tutto ciò che esiste. Per esempio, possiamo pensare a un frutto maturo e ad uno acerbo: è facile comprendere che il frutto maturo ha il più alto livello di Jing, in quanto si trova al massimo delle sue qualità in termini di nutrimento, sapore, profumo, ecc… mentre quello acerbo non solo avrà un sapore, una consistenza e un profumo sgradevoli, ma non apporta nemmeno un contributo nutritivo, in quanto è sì un concentrato di potenzialità, ma al momento ancora inespresse. E queste potenzialità si esprimeranno a partire dalle caratteristiche genetiche del frutto stesso, ma anche a partire dalle attenzioni riservate alla sua coltivazione (luce, acqua, qualità del terreno, ecc…).

Anche noi umani custodiamo il Jing, che in medicina viene considerato uno dei Tre Tesori assieme al qi e allo Shen; e questa sostanza preziosa in parte la ereditiamo dal Jing sessuale dei nostri genitori (Cielo Anteriore) e in parte viene rifornita dal qi estratto dai cibi e dall’aria (Cielo Posteriore). Il Jing ha sede nei Reni, circola attraverso i midolli e si manifesta nei fluidi collegati alla riproduzione, ossia lo sperma, i fluidi vaginali, gli ovuli e il sangue mestruale.
E trovandosi gli ovuli nelle nostre ovaie, è facile comprendere che queste sono davvero importanti per noi donne (ricordo che la medicina cinese riferendosi all’Utero intende tutto l’apparato riproduttivo interno della donna, compresi gli annessi, che non vengono identificati come strutture a sé stanti). Non importa se abbiamo figli o no, quanti figli abbiamo o se a un certo punto decidiamo di non averne più, il nostro corpo continua a produrre energia dalle ovaie. Per questo è importante non sprecare questa energia ma conservarla, trasformandola in energia e forza creativa, in modo da poterla utilizzare anche successivamente; e per farlo il Taoismo per esempio propone delle pratiche ovariche.

E ti ricordo nuovamente che quando entriamo in menopausa si rimpicciolisce solamente il rivestimento più esterno delle ovaie, dove crescono e si sviluppano gli ovuli, mentre la parte più interna si attiva per la prima volta nella nostra vita proprio durante la menopausa. Quindi le nostre ovaie sono vive tutto il tempo, lavorano per noi, ed è bene che iniziamo a prenderci cura di loro!

Ahava, Francesca Zangrandi

PS. Il prossimo appuntamento di questa rubrica sarà il primo lunedì di agosto, ma se nel frattempo vuoi rimanere aggiornata sui vari articoli che pubblico sul blog puoi iscriverti alla newsletter sul sito www.quintadimensione.net, mettere “Mi piace” alla pagina Facebook Quinta Dimensione – Francesca Zangrandi, seguirmi su Instagram https://www.instagram.com/francesca_quintadimensione/, iscriverti al canale YouTube Francesca Quinta Dimensione e/o al canale Telegram https://t.me/quintadimensionefrancesca. E se invece credi che questo articolo possa interessare a qualcuno di tua conoscenza, puoi condividerlo. Grazie di cuore!

Uscite precedenti della rubrica “Lunedì al femminile”:
La matrice della nostra identità femminile
Muco cervicale e fertilità
La cervice, punto di collegamento tra la vagina e l’utero
Il mito della verginità femminile
Imene e verginità
Vagina, la porta della vita
Anatomia del pavimento pelvico
Perineo, luogo sacro e misconosciuto
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Anatomia occulta della clitoride
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