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1 Febbraio 2021

Rubrica “Lunedì al femminile”: IMENE E VERGINITÀ

Eccoci giunte al quattordicesimo appuntamento della rubrica “Lunedì al femminile”, che esce ogni primo lunedì del mese (in fondo trovi i link per accedere agli articoli precedenti). Ed essendo oggi il primo giorno di febbraio, mese per eccellenza legato alla purificazione (la parola “febbraio” deriva dal latino “februare” e significa “purificare” o “rimediare agli errori”), quale momento migliore per fare un po’ di chiarezza sull’imene e sul suo ruolo, purificando e sopprimendo l’idea che sia il garante anatomico della verginità?!

La volta scorsa abbiamo detto che nella parte inferiore della vagina si trova l’orifizio vaginale, ossia l’apertura tramite la quale la vagina comunica con l’esterno, ed è proprio qui che troviamo l’imene, il cui termine viene dal latino “hymen”, che significa “pelle, membrana”. Infatti, l’imene è una piccola membrana di tessuto che può avere forma e spessore variabili, e che può essere rigida o elastica.
Quindi non immaginiamocelo come un velo o una pellicola che copre l’intera apertura, sigillando la vagina, e che verrà lacerato durante la penetrazione, producendo una perdita di sangue, a riprova dell’effettiva verginità! No, questo è ciò che hanno voluto farci credere, ma la situazione è ben diversa!

In realtà, il tipo di imene che sembra più comune nell’immaginario collettivo, ossia quello che ricopre l’intera apertura vaginale, è quello meno comune, ed è considerato un difetto di nascita, una patologia: si tratta dell’imene imperforato, occlude completamente l’apertura vaginale impedendo il deflusso del sangue al momento delle mestruazioni e dev’essere corretto con un’incisione chirurgica.
Uno studio pubblicato nel 2002 sul “Journal of pediatric and adolescent gynecology” ha identificato, in un campione di 147 bambine in fase pre-menarca, almeno cinque tipologie diverse di imene. Tra le varie forme in cui si può presentare, troviamo ad esempio l’imene anulare, che è il più diffuso ed ha una forma ad anello con un’apertura al centro; l’imene labiato o sepimentato, la cui apertura consiste in una stretta fenditura verticale o orizzontale; l’imene cribriforme, che comporta numerose piccole aperture; l’imene a falce, la cui apertura è situata contro la parete vaginale e l’imene septato, con due aperture verticali. Ma si può presentare anche in altre forme, ricordandoci che ogni corpo è diverso dagli altri, e poi, come le altre parti del corpo, durante la crescita l’imene può cambiare forma, mettendo quindi in discussione il concetto di “imene intatto” e la sua affidabilità come strumento per definire la verginità.

Nell’imene è possibile distinguere due facce: una vaginale, rivolta verso l’interno, che è rivestita da un epitelio simile a quello vaginale, ed una faccia vestibolare, rivolta verso l’esterno, che è ricoperta da sottile epidermide. Tra queste due lamine di mucosa vi è uno strato di tessuto connettivo ricco di fibre elastiche, fibrocellule muscolari lisce, vasi e terminazioni nervose.
E nonostante questa membrana sia piccola e sottile, per secoli è stata caricata di diversi significati sociali e morali, tanto da arrivare ad essere nominata il garante anatomico della verginità! Di conseguenza la perdita di sangue durante il rapporto sessuale penetrativo è diventata la riprova per gli uomini che l’eventuale prole generata dalla donna sarebbe stata loro. E nel passato era anche diffusa l’usanza di esporre alla finestra dei novelli sposi il lenzuolo macchiato, in modo che il vicinato potesse verificare la verginità di lei e confermare l’onore di lui; fortunatamente ora questa usanza non è molto diffusa, ma in alcune culture purtroppo succede ancora.

Eppure, già nel II secolo d.C., nel trattato “Ginecologia”, Sorano affermava: “La credenza che nella vagina si trovi una sottile membrana che costituisce una barriera e che questa membrana venga rotta dolorosamente al momento della deflorazione o quando il mestruo fluisce con troppa rapidità, e infine che la malattia detta atresia (occlusione) sia causata dal fatto che essa continui a sussistere o sia troppo spessa: tutte queste credenze sono errate.” E nel XVI secolo l’anatomista Ambroise Paré scrisse: “Gli uomini privi di cultura (e anche alcuni uomini colti) credono che non esista verginità senza imene. Ma sono in errore, perché lo si riscontra solo raramente.”
Infatti, questa membrana sottile può rompersi anche in altri modi, come ad esempio praticando certi tipi di sport, con l’uso degli assorbenti interni o durante una brutta caduta. Poi con gli ormoni della pubertà può capitare che l’imene si assottigli, e in alcune donne arriva addirittura a scomparire. Alcune donne nascono addirittura senza, oppure ce l’hanno così piccolo che di fatto non copre l’apertura del canale vaginale, e quindi non avviene alcuna rottura. Alcune donne, invece, hanno un imene così elastico che rimane anche dopo la pubertà e dopo ripetute penetrazioni vaginali: per esempio, un’osservazione dell’imene condotta in Norvegia su 36 donne in gravidanza ha rilevato un imene intatto in ben 34 di esse.

Quindi è chiaro che non può essere la prova della verginità della donna, ma il perpetuare di queste credenze ha dato vita a un vero e proprio mercato al servizio della sua ricostruzione, e nel corso dei secoli le tecniche usate sono state diverse.
Per esempio, nel XVI secolo si utilizzava una vescica di pesce per ingannare il novello sposo, oppure si ricorreva a impacchi di erbe per rendere la vagina più stretta e asciutta. E il compendio medico medievale sulle malattie delle donne, noto come “Trotula”, elenca ben cinque ricette per riportare la vagina a uno stato virginale, tra cui un rimedio consisteva nel mettere delle sanguisughe in vagina prima di sposarsi, in modo che il grumo di sangue che sarebbe uscito potesse ingannare l’uomo.

E tutt’ora in alcuni paesi è molto in voga la pratica di ricostruzione dell’imene. In alcuni siti internet di chirurghi plastici leggiamo: “L’imenoplastica fa parte degli interventi di chirurgia estetica della vagina volti alla ricostruzione o alla modificazione delle mucose. Con questo termine si identifica infatti l’intervento chirurgico con il quale viene ricostruito l’imene, riportando la vagina allo stadio anatomico appartenente alla fase della verginità. L’operazione è oggi molto richiesta dalle donne che desiderano ripristinare l’imene per ragioni culturali, sociali e religiose o semplicemente per un desiderio condiviso con il partner.” O ancora: “L’imenoplastica o ricostruzione dell’imene è un intervento sempre più richiesto. Le ragioni sono diverse, il fine unico: riacquistare la verginità perduta. Ci sono donne che vogliono riprovare la stessa emozione della prima volta, con il conseguente sanguinamento, o perché è stata un’esperienza indimenticabile o perché vissuta con la persona sbagliata. Ci sono donne che vorrebbero accontentare il loro partner col quale rivivere quella prima volta e per altre ancora riprendersi la propria verginità significa essere di nuovo donna. Insomma, per ragioni culturali o religiose, di principio o emozionali, l’imenoplastica sta diventando ormai un intervento frequente e di tendenza.”

Sinceramente sono inorridita quando ho letto le suddette frasi, soprattutto la seconda. Personalmente trovo molto strano che sia volontà e necessità della donna “rivivere la prima volta e riprendersi la propria verginità”, e di certo non credo che abbia bisogno di ritrovare la verginità anatomica per sentirsi donna!
In primis, il termine “vergine” originariamente non aveva il significato che usiamo dargli oggigiorno: non ha nulla a che vedere con la connotazione moderna di “casta, innocente”, ma, secondo Ildegarda von Bingen, deriva da “virga” (ramoscello), associando quindi la verginità al verdeggiare. Ed Esther Harding nel libro “I misteri della donna” scrisse: “la donna che è vergine, una in sé stessa, fa ciò che fa non per il desiderio di piacere, essere gradita, o approvata, sia pure da sé stessa; non per la brama di estendere il suo potere su un altro, per catturarne l’interesse o l’amore, ma perché ciò che essa fa è vero. Le sue azioni spesso non sono convenzionali. Può dover dire di no, quando sarebbe più facile, ed anche più appropriato, convenzionalmente parlando, dire di sì. Ma, come vergine, non è influenzata dalle considerazioni che inducono le donne non vergini, siano o no sposate, ad orientare le vele e ad adattarsi alla convenienza.” Quindi l’essere vergine dovremmo associarlo all’essere padrone di sé stesse e del proprio corpo, all’essere sovrane della propria vita!

Secondo, se anche le donne fossero ancora fortemente influenzate dal contesto familiare e culturale in cui sono cresciute e, per esempio, la loro vita dipendesse dall’esistenza dell’imene, almeno i medici non dovrebbero essere consapevoli del fatto che l’imene non può essere in alcun modo garante della verginità? E non dovrebbero forse spiegare alle donne, ed eventualmente ai loro compagni, come stanno le cose e liberarli da falsi miti e credenze invece di perpetuare l’ignoranza sull’anatomia del corpo femminile? Com’è possibile che continuino a giustificare questi interventi ricostruttivi?
Già nel passato i medici si sono trovati ad affrontare il dilemma etico se dovevano assistere una donna che desiderava un imene nuovo, e nel XVI secolo Juan Alonso de los Ruyzes de Fontecha, nel suo libro di consigli per gli studenti di medicina, affermò che se il medico è convinto che la donna vuole sposarsi e desidera evitare a sé stessa e alla sua famiglia la vergogna di apparire impura allo sposo, allora è giusto aiutarla; ma se è evidente che sta solo tentando di apparire vergine senza esserlo, allora il medico non deve prestarsi al suo gioco.

Ma non è tutto: in alcuni paesi, e soprattutto negli Stati Uniti, è diffusa la pratica del “virginity testing”, dove ad esempio un padre accompagna con regolarità la figlia dal ginecologo per controllare se ha avuto rapporti sessuali, o un fidanzato accompagna la fidanzata per verificare che sia ancora vergine e illibata.
Ed è solo di qualche mese fa la notizia di una Francia divisa in due a causa del certificato di verginità, un documento che attesta la verginità della donna tramite un controllo di integrità dell’imene: nel 2017 alcuni medici si erano detti contrari a tale pratica ed hanno richiesto al governo che fosse abolita, ma ora alcuni medici hanno chiesto di abolire tale proposta di legge, sostenendo che questo certificato ha più volte salvato tante ragazze da guai con i familiari, e che in alcuni casi ha addirittura salvato delle vite.

Mi chiedo davvero come può essere che nel 2021 siamo ancora a questo punto! Eppure, già dal 2009 l’associazione nazionale svedese per l’educazione sessuale RFSU (Riksförbundet för sexuell upplysning) propone di riferirsi all’imene con il termine “corona vaginale”, che rispetto a “imene” non porta con sé il peso di miti e significati simbolici legati alla verginità; ma queste informazioni rimangono nascoste dietro un’infinità di definizioni imprecise, confusionarie e fuorvianti, e generalmente non arrivano alla maggior parte delle persone.
Quindi credo sia importante riconnetterci con il nostro corpo, con il nostro sentire, con le nostre emozioni, ed imparare ad ascoltarci. Perché solo conoscendoci profondamente da tutti i punti di vista possiamo davvero essere padrone di noi stesse, del nostro corpo e della nostra vita.

Chi avrebbe detto che sull’imene, una parte così piccola del nostro corpo, ci fosse così tanto da dire?! E non è finita qui, ma credo di essermi allungata già tanto per oggi, quindi riprenderemo il mese prossimo. Intanto grazie per aver letto fino a qui e spero che questa rubrica possa esserti di aiuto in qualche modo. E se credi che possa interessare a qualcuno, puoi sempre condividere: la conoscenza ci rende libere!

Ahava, Francesca Zangrandi

PS. Il prossimo appuntamento di questa rubrica sarà il primo lunedì di marzo, ma se nel frattempo vuoi rimanere aggiornata sui vari articoli che pubblico sul blog puoi iscriverti alla newsletter sul sito www.quintadimensione.net, mettere “Mi piace” alla pagina Facebook Quinta Dimensione – Francesca Zangrandi, seguirmi su Instagram https://www.instagram.com/francesca_quintadimensione/ o iscriverti al canale Telegram https://t.me/quintadimensionefrancesca. E se invece credi che questo articolo possa interessare a qualcuno di tua conoscenza, puoi condividerlo. Grazie di cuore!

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