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1 Giugno 2020

Rubrica “Lunedì al femminile”: YONI, PORTALE DIVINO DEL CORPO-TEMPIO FEMMINILE

Eccoci giunte al sesto appuntamento della rubrica “Lunedì al femminile”, che esce ogni primo lunedì del mese (se ti sei persa gli articoli anteriori, in fondo trovi i link per accedervi direttamente); negli ultimi appuntamenti abbiamo parlato dell’utero, specificando che con questo termine la Medicina Cinese si riferisce a quasi tutti gli organi genitali interni. Ma oltre alla parte più nascosta, abbiamo anche una parte più visibile, ossia i genitali esterni, ed oggi vorrei iniziare a parlarne un po’.
So che per alcune può sembrare un argomento scontato, ma vi assicuro che sento ancora troppo spesso chiamare vagina la vulva, quindi vorrei fare un po’ di chiarezza!

L’apparato genitale femminile è l’insieme degli organi e delle strutture anatomiche che è deputato alla produzione delle cellule uovo e degli ormoni sessuali femminili, e, in generale, a tutto il meccanismo della riproduzione, dall’accoppiamento alla maturazione del feto.
L’apparato genitale femminile è composto da due parti, i genitali interni (ovaie, salpingi – o tube di Falloppio, utero e vagina) e i genitali esterni (vulva e annessi).

La medicina cinese utilizza il termine yin per nominare l’apparato genitale femminile, ricordandoci quindi che la donna, rispetto all’uomo, è legata allo yin.
E non sto assolutamente dicendo che la donna è yin e l’uomo yang, perché questi due termini non sono assoluti ma relativi, rappresentano le due polarità, due categorie che ci permettono di descrivere come in natura le cose funzionino in relazione l’una all’altra e in relazione all’universo; ossia ci aiutano a comprendere e interpretare la natura di tutte le cose.

Queste due forze sono sempre opposte ed antagoniste, ma allo stesso tempo complementari, poiché cooperano e si combinano in continuazione, sia all’interno del corpo che all’esterno. Quindi se paragoniamo l’uomo alla donna possiamo dire che l’uomo è yang rispetto alla donna e la donna è yin rispetto all’uomo.
Yin e yang non si riferiscono a cose reali, bensì a concetti: essi simboleggiano l’opposizione delle cose, degli eventi quotidiani, del movimento stesso della vita; non sono altro che termini creati appositamente per poter parlare delle dualità rappresentate dalle manifestazioni cosmiche.

In medicina cinese il sesso femminile è detto Yin Xing, dove Xing ha il senso di “natura”; al contrario, Yang Xing è la “natura maschile”, con senso anche di “positivo”, in contrapposizione alla natura femminile: la donna è il polo negativo, l’uomo è il polo positivo, ma non è una connotazione migliorativa o peggiorativa; denota, invece, che le caratteristiche della donna sono più legate alla ricezione, all’assorbimento, e quelle dell’uomo all’attività, all’azione.
Però in realtà sia gli uomini che noi donne abbiamo entrambe le polarità dentro di noi, ossia abbiamo due centri energetici, uno con polo positivo ed uno con polo negativo. Nell’uomo il polo positivo si trova nei genitali e quello negativo nel cuore, mentre nella donna il polo positivo si trova nel cuore e quello negativo nei genitali. L’energia scorre dal polo positivo a quello negativo, quindi, quando la donna e l’uomo entrano in relazione, a livello fisico il polo positivo dell’uomo (genitali) va verso il polo negativo della donna, mentre a livello sottile il polo positivo della donna (cuore) va verso il polo negativo dell’uomo. (Quindi c’è un modo di vivere la sessualità al femminile e un modo di vivere la sessualità al maschile.)

Dunque, come dicevo prima, gli organi genitali esterni sono la vulva e gli annessi (quindi non vagina, termine che indica invece il canale che unisce la vulva all’utero!). La vulva in medicina cinese è detta Yin Men “Porta dello Yin” ed è l’apertura esterna dei genitali femminili; comprende il Monte di Venere, le grandi e le piccole labbra, la clitoride, le ghiandole vestibolari e l’apertura uretrale.
Però la vulva viene anche chiamata con un altro nome, anche se ormai è un po’ caduto in disuso: pudendo muliebre. Questo nome così strano deriva dal verbo latino “pudere”, che significa “vergognarsi”, riportandoci all’idea di qualcosa di cui ci si vergogna o ci si deve vergognare. Infatti, nel medioevo il ragionamento degli anatomisti, permeati da un’etica sessuale di purezza, era pressappoco questo: se i genitali delle donne sono nascosti, mentre quelli degli uomini sono esposti, significa che è una parte di cui bisogna vergognarsi!

A parte il fatto che spero sia cosa scontata per tutti che non è per vergogna che i genitali delle donne si trovano in una zona protetta del corpo, è indubbio che ancora troppe donne non solo non conoscono bene i loro organi genitali, ma addirittura sono disconnesse da questa loro parte del corpo o non hanno una buona relazione con i loro genitali (per esempio li ignorano, li detestano o hanno dei complessi rispetto la loro forma, l’odore, ecc…).
Quindi credo sia importante recuperare la connessione con i nostri genitali e con il nostro perineo, che sono la porta del nostro tempio sacro.

Non è un caso che i genitali femminili siano considerati l’origine simbolica del mondo, la sorgente della vita, in molte religioni e in molti sistemi di credenze, sia moderni che antichi. Infatti, possiedono un potere creativo e sono la porta visibile verso questo mondo, quindi non deve stupirci che i genitali femminili vengano anche venerati come qualcosa di sacro o come la divinità stessa.
Per esempio, in sanscrito si utilizza la parola “Yoni” per indicare i genitali femminili, sia quelli interni che esterni, e con questo termine si indica allegoricamente anche la nascita, il luogo del riposo, l’origine, la casa, la fertilità, visto che significa “grembo”, ma anche “origine” e “sorgente”. E nella filosofia indiana la Yoni è considerata il tempio sacro che dà la vita, lo spazio in cui dimora l’energia universale o Shakti, la natura femminile della divinità, che rappresenta l’energia che dà vita e forma al mondo, l’impulso creativo.

La definizione di Yoni è stratificata: il primo significato fa riferimento ai “genitali femminili, visti come simbolo divino del piacere sessuale, matrice della generazione e forma visibile di Shakti”; il secondo significato rinvia a un’“immagine dei genitali femminili in quanto oggetto di venerazione”. Per esempio, un antico testo indù informa che coloro che venerano “questo altare dell’amore” vedranno esauditi tutti i loro desideri.
Quindi è chiaro quanto la cultura in cui viviamo influenzi l’idea che abbiamo dei genitali e della sessualità; e quanto più riusciamo a vedere il nostro corpo per quello che è, e non per i significati che gli vengono imposti dalla cultura, tanto più riusciremo ad accettarlo e amarlo così com’è, riconoscendone il suo grande valore.

Ahava, Francesca Zangrandi

PS. Il prossimo appuntamento di questa rubrica sarà il primo lunedì di luglio, ma se nel frattempo e vuoi rimanere aggiornata sui vari articoli che pubblico sul blog puoi iscriverti alla newsletter sul sito www.quintadimensione.net, mettere “Mi piace” alla pagina Facebook Quinta Dimensione – Francesca Zangrandi o seguirmi su Instagram https://www.instagram.com/francesca_quintadimensione/. E se invece credi che questo articolo possa interessare a qualcuno di tua conoscenza, puoi condividerlo. Grazie di cuore!

Uscite precedenti della rubrica “Lunedì al femminile”:
Utero-Cuore, alchimia femminile
Utero, centro creativo femminile
Vivere in armonia celebrando la propria natura ciclica
Donne lunatiche
Le donne e la luna

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