Primavera: bellezza e verginità

11 Apr

Primavera: bellezza e verginità

Nella newsletter della settimana scorsa avevo scritto che, secondo alcuni scrittori, Romolo battezzò questo mese “aprili”, poi mutato in “aprilis”, ispirandosi al greco “aphrós”, la spuma da cui si ritiene nata Afrodite, dea della bellezza, dell’amore, della generazione e della primavera, e che quindi tutto ci sta suggerendo di aprire il cuore ed aprirci alla vita, alla bellezza che si nasconde dietro ogni cosa.

L’aggettivo “kalòs” in greco significa in primo luogo “bello” (come il sostantivo “kàllos”) e poi anche “buono”, e forse fu per la sua somiglianza etimologica che il filosofo Dionigi desunse che “kàllos” derivasse da “kalèo” (io chiamo). In realtà non è così, però in un certo modo sì potremmo dire che la bellezza è una chiamata, una vocazione: ci chiama a nutrire una particolare sensibilità verso qualcosa o qualcuno, sentiamo un trasporto interiore che ci porta a fare alcune cose piuttosto che altre, ci sentiamo partecipi di un progetto universale, e quindi siamo chiamati a riconoscere i nostri talenti e a metterli in pratica, sia per il bene nostro che degli altri.

Dopotutto la primavera ci spinge proprio a questo, a realizzare noi stessi mettendo a frutto il nostro potenziale. E quando utilizziamo i nostri talenti ci sentiamo soddisfatti, appassionati, pienamente coinvolti in quel che stiamo facendo, tanto che quasi non avvertiamo la fatica e lo scorrere del tempo,ed è come se fossimo nati solo per compiere ciò a cui ci stiamo dedicando in quel preciso momento.

Questo è il periodo dell’anno in cui la natura lentamente si risveglia, gli alberi gemmano, i cespugli inverdiscono, foglie e fiori si aprono, e tutto comincia a crescere sempre più rapidamente sotto l’influenza dell’elemento Fuoco, il cui impatto sta via via aumentando. E noi spostiamo la nostra attenzione dal buio interiore alla luce dell’esterno, aprendoci così alla vita e alla bellezza.

È come se in questo periodo tutta la bellezza che ci circonda stimolasse i nostri sensi ed anche l’eros. Siamo soliti riferirci all’eros intendendo solamente l’aspetto sessuale, ma in realtà per i Greci era il nome di un Dio e indicava, oltre all’energia sensuale, anche il desiderio che ci fa muovere verso qualcosa, il principio divino che ci spinge verso la bellezza, l’impulso alla libertà e alla conoscenza, poi represso e falsato in età adulta. Secondo Igor Sibaldi, l’eros è il maggiore sistema della psiche umana, quello da cui dipendono tutti i nostri desideri e le nostre capacità intuitive e creative.

E in questo periodo l’attività dell’elemento Fuoco ci spinge proprio ad essere creativi e a canalizzare le nostre energie per realizzare ciò che desideriamo creare. Potremmo paragonare le energie della primavera a quelle della fase di luna nuova nel ciclo lunare e a quelle della fase preovulatoria nel ciclo mestruale.

La luna crescente è la luna dinamica: provenendo da un periodo di raccoglimento e riposo, è caratterizzata da un’energia frizzante, rappresenta il nuovo. Nel mondo vegetale, le energie delle piante vanno verso l’altro, verso steli, rami, foglie e fiori, che si allungano, si espandono, si aprono. E noi siamo pieni di forza, desideriamo uscire, sperimentare e conoscere; tutte le strade sono aperte, affiorano idee, progetti e cambiamenti.

La fase preovulatoria (follicolare) è tempo di rinascita: ci apriamo nuovamente alla vita e iniziamo a portare nel mondo manifesto ciò che abbiamo appreso durante l’inverno. In questa fase ci sentiamo sicure e socievoli, l’energia è in crescita, esprimiamo determinazione, ambizione e concentrazione, ed è quindi il momento ideale per usare le ispirazioni e le intuizioni ottenute nella fase mestruale e iniziare nuovi progetti, anche grazie alla nostra abilità di vedere i dettagli e le priorità. Questa fase si associa all’archetipo della Vergine.

Anche il termine “vergine” originariamente non aveva il significato che usiamo dargli oggigiorno: non ha nulla a che vedere con la connotazione moderna di “casta, innocente”, ma, secondo Ildegard von Bingen, deriva da “virga” (ramoscello), associando quindi la verginità al verdeggiare (curiosamente il verde è il colore associato all’elemento Legno della Medicina Tradizionale Cinese, il quale è quello più sollecitato durante la primavera).

Esther Harding nel libro “I misteri della donna” scrisse: “la donna che è vergine,  una in se stessa, fa ciò che fa non per il desiderio di piacere, essere gradita, o approvata, sia pure da se stessa; non per la brama di estendere il suo potere su un altro, per catturarne l’interesse o l’amore, ma perché ciò che essa fa è vero. Le sue azioni spesso non sono convenzionali. Può dover dire di no, quando sarebbe più facile, ed anche più appropriato, convenzionalmente parlando, dire di sì. Ma, come vergine, non è influenzata dalle considerazioni che inducono le donne non vergini, siano o no sposate, ad orientare le vele e ad adattarsi alla convenienza.”

Quindi in questa fase legata alla Dea Vergine è importante, nonostante la forte socievolezza ed i numerosi contatti con gli altri, riuscire a mantenere salda l’individualità e l’indipendenza, senza lasciarsi influenzare dagli altri. Come la donna completa in se stessa, motivata dalla necessità di seguire i propri sentimenti, di fare ciò che ha senso per lei, indipendentemente da ciò che pensano gli altri.

Ahava, Francesca Zangrandi

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