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27 Dicembre 2018

I dodici giorni di Natale: giorno 2

Oggi, 27 dicembre, la dedicazione viene fatta al segno del Toro, simbolo della terra, della fecondità. La stabilità è la caratteristica dell’elemento Terra e viene inequivocabilmente manifestata dal Toro.
L’energia è quella della crescita lenta e progressiva, del nutrimento generoso ed abbondante: dopo lo slancio vitale dell’Ariete, il germoglio appena spuntato comincia a crescere ed ha bisogno di tempo, calma e tranquillità; necessita di stabilità e sicurezza per far crescere le radici.

Nella mitologia egiziana il segno del Toro era simboleggiato da Osiride ed Iside: il bue Api, consacrato al Sole-Osiride, portava tra le corna la mezzaluna-Iside. Anche nel pantheon indù Shiva sta a cavallo di un toro che porta una mezzaluna tra le corna; ed effettivamente l’ideogramma del segno è formato proprio da un cerchio (sole) sormontato da un semicerchio (falce di luna).
Il Toro riversa sulla Terra amore e armonia, tenendo come costante riferimento l’umiltà, quindi questo archetipo ci esorta a fare di noi stessi un perfetto canale per ricevere e trasmettere armonia e amore in tutte le esperienze della vita, a prescindere dall’emozione che le accompagna (che sia di gioia o dolore, esaltazione o depressione).

Il discepolo relazionato con il Toro è Andrea, la cui caratteristica distintiva è l’umiltà. Questa è uno degli attributi più importanti che dovremmo coltivare visto che quando è sviluppata ad un alto grado diviene un grande potere animico.
Nel corpo il centro relazionato con il Toro è la gola, attraverso la quale è possibile pronunciare la divina parola creatrice.

Il pensiero biblico su cui possiamo meditare oggi è: “Colui che dimora nell’amore, dimora in Dio” (1Gv 4,16)
L’amore è la sola forza in grado di cambiare i nostri cuori e quelli dell’umanità intera, rendendo proficue e benefiche tutte le relazioni (tra uomini e donne, tra ricchi e poveri, tra culture e civiltà).
Ahava, Francesca Zangrandi