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20 Dicembre 2020

Solstizio invernale e congiunzione Giove e Saturno in Acquario

Domani sarà un giorno davvero speciale: non solo celebreremo il solstizio, entrando ufficialmente nella stagione invernale, ma sarà il giorno in cui avverrà la tanto argomentata congiunzione tra Saturno e Giove.

Con l’arrivo dell’inverno Madre Natura si riposa per prepararsi a vivere un nuovo ciclo, e ci invita ad imitarla prendendoci cura di noi, accogliendo la tranquillità, lasciando il ritmo frenetico all’esterno per goderci il silenzio interiore. Rispettare questo momento di silenzio e calma è importante per rigenerare ciò che è stato produttivo per nove mesi: come un cespuglio non può dare fiori tutto l’anno, così noi abbiamo bisogno di centrarci nuovamente in noi stessi per poterci riattivare in primavera con una forza vitale rinnovata.
Il solstizio segna il giorno più corto e la notte più lunga dell’anno, il passaggio dal momento più buio al ritorno del Sole: la Dea dà alla luce il nuovo Sole, rinascendo dall’oscurità. E se ci pensiamo, incontrarsi nell’oscurità del ventre di Madre Terra e credere nel ritorno del Sole era un momento importante e di grande affidamento per le società che, senza elettricità, dipendevano completamente da questo astro.

La parola “solstizio” deriva dal latino “sol stat”, che significa “il sole sta fermo”: il sole per tre giorni sorgerà sempre nello stesso punto, poi riprenderà la sua fase ascendente e le ore di luce aumenteranno gradualmente di giorno in giorno. Quindi per tre giorni il tempo sembra fermarsi e tutto pare sospeso, in attesa di una trasformazione.
Questa rinascita del Sole è sempre stata celebrata in tutto il mondo: per esempio, per i gallo-celtici era Alban Arthuan, per i popoli nordici Jul, per i russi Karatciun (giorno più corto), ecc… A Roma si festeggiava il Natale dell’Invitto, “N. Invicti”: l’Invitto altri non era che il Sol Invictus, divinità solare introdotta dall’imperatore Aureliano (ma il culto del Sole c’era già da tempo grazie all’identificazione di Apollo con Helios e all’estendersi del mithraismo). Il Natale del Sole Invitto era stato però fissato qualche giorno dopo il solstizio, al 25 dicembre, giusto quando il sole era salito percettibilmente sull’orizzonte dopo i tre giorni passati nella stessa posizione. Si celebrava con cerimonie, giochi e feste spettacolari che attiravano molti cristiani, tanto che la chiesa romana iniziò a preoccuparsi della straordinaria diffusione dei culti solari e del mithraismo, e alla fine pensò di celebrare nello stesso giorno il Natale del Cristo come vero Sole.

Come tutti i momenti di passaggio, il solstizio d’inverno è un periodo carico di valenze simboliche e costellato di miti ed echi ancestrali dei quali ormai abbiamo perso il significato originario.
Le feste celtiche celebrano il solstizio invernale con Yule, il periodo della quiete, la festa della Madre dell’Aria. Per i Celti durante i solstizi si sfidano due dèi o Re: il Re Quercia, dio dell’Anno Crescente, e il Re Agrifoglio, dio dell’Anno Calante; e nel momento del solstizio invernale il Re vittorioso è il Re Quercia, assicurando così la rinascita della luce.

Maestosa, solida, forte e resistente, la Quercia è stata quasi sempre considerata il re degli alberi. È curioso che in diverse lingue questo albero sia considerato femminile; e nelle culture matriarcali la Quercia era l’albero della Dea Madre, e le sue caratteristiche si manifestavano nelle donne: la maestosità, solidità e forza stavano nella morbidezza, nell’essere ospitale e nel nutrire. L’ospitalità della Quercia è rivelata dal fatto che nutre un’infinità di insetti e animali, ma anche gli uomini, in caso di necessità, possono mangiare le ghiande.
La parola tedesca per albero di Natale non è “Kristenbaum” ma “Tannenbaum”, parola collegata a “Tinne” o “Glas-Tin” (gli alberi sacri dei Celti). La parola “Tin” o “Tanne” era usata per una quercia sempreverde e da essa deriva il nome “tannino” (un’alta concentrazione di acido tannico rende la corteccia della quercia molto astringente, motivo per cui si può usare per la concia delle pelli), quindi abbiamo un ulteriore rinvio al Re Quercia. Inoltre, in Irlanda le decorazioni di agrifoglio, associate al Dio dell’Anno Calante, vengono spazzate via dalle case dopo Natale perché porta sfortuna conservare i simboli dell’Anno Vecchio.

Quindi ciò che veramente ci permettono il solstizio e il Natale, è la possibilità di celebrare una rinascita, la rinascita della luce, fuori e dentro di noi.
E quest’anno il tutto sarà amplificato dalla congiunzione di Saturno e Giove nel segno dell’Acquario. Questi due pianeti si congiungono ogni vent’anni, segnando l’andamento economico e sociale degli anni a seguire, quindi questa congiunzione aprirà un nuovo ciclo di vent’anni. Ma non è tutto: le congiunzioni tra Saturno e Giove avvengono in cicli più ampi che durano tra i duecento e i duecentoquarant’anni circa; in ogni macrociclo le congiunzioni tra i due pianeti avvengono sempre in segni zodiacali appartenenti allo stesso elemento, e quando c’è il cambio di elemento, la congiunzione viene chiamata Grande Mutazione.

Ed è proprio ciò che avverrà domani: la Grande Mutazione che porta alla conclusione di un macrociclo nel quale le congiunzioni tra i due sono sempre avvenute in segni di Terra (tranne una breve eccezione tra il 1980 e il 1981) e che, allo stesso tempo, apre un macrociclo in cui si congiungeranno sempre in segni di Aria.
Non a caso, nel ciclo delle congiunzioni in segni di Terra abbiamo via via assistito a una crescita economica, è stata posta molta attenzione sui beni materiali, sulla sicurezza materiale e sul potenziamento delle risorse. Ma le congiunzioni nei segni di Aria porteranno vibrazioni completamente differenti che cambieranno l’ordine e la struttura: nuovi pensieri, nuove idee, nuove visioni, nuovi modi di vivere, nuovi modi di interagire e relazionarci. E in particolare, il segno dell’Acquario ci porterà a pensare fuori dagli schemi per vedere le cose come sono, andando al di là della realtà apparente; e grazie allo sviluppo tecnologico e all’esplosione della creatività, cambierà l’organizzazione sociale.

Inoltre, le caratteristiche di questa congiunzione Giove-Saturno non si vedono da circa ottocento anni, quindi è facile comprendere che stiamo vivendo un momento storico davvero importante, il cui effetto su di noi probabilmente non sarà indifferente. Infatti, i più parlano di inizio dell’Era dell’Acquario, ma io personalmente non credo che sia l’inizio di un’Era storica. In fin dei conti, non può essere che da un giorno all’altro tutto sia diverso; siamo nel pieno del processo di transizione dall’Era dei Pesci all’Era dell’Acquario, ma non è che a partire dal solstizio entreremo nella nuova Era.
Il processo è iniziato già diversi anni fa, e durerà ancora diversi anni; dopotutto, stiamo parlando di un’Era, quindi di tantissimi anni, e di certo poche ore, pochi mesi o pochi anni sono insignificanti dal punto di vista dell’Era stessa. Ripeto, siamo nel pieno del processo di transizione, però sì domani sperimenteremo un vero e proprio cambio vibrazionale.

Il Sole e Mercurio saranno al grado zero del segno dell’Acquario, Giove e Saturno saranno al grado zero del segno dell’Aquario, e in numerologia lo zero rappresenta una porta dimensionale sul tutto, ossia racchiude tutte le possibilità. Questo numero viene raffigurato con un cerchio, non ha inizio né fine, quindi rappresenta il potenziale creativo infinito: è ciò che ancora non è ma può arrivare ad essere. Pertanto, è il momento di un nuovo inizio che ci porta a risvegliare le infinite possibilità del nostro potenziale creativo.
Non a caso, domani secondo la numerologia sarà un giorno uno (21-12-2020: 2+1+1+2+2+0+2+0=10; 1+0=1) e l’uno è il numero dei nuovi inizi, il numero dal quale fiorisce un’idea; rappresenta l’origine, la creazione, ed è il seme che racchiude tutto il potenziale futuro per la crescita.

Quindi in questo momento di rinascita ricordiamoci che siamo esseri meravigliosi: siamo infinito tempo, infinito spazio e suono; siamo infinita vibrazione in eterna trasformazione e in eterno movimento; siamo pura coscienza e puro amore. E ricordiamoci che tutto ciò che seminiamo ora durerà per tanto tempo, non ne beneficeremo solo noi, ma influenzerà anche le generazioni future; pertanto scegliamo bene che semi vogliamo piantare.
Buon solstizio, e che il nostro semino di luce possa sempre splendere! Francesca Zangrandi