Close

2 Gennaio 2019

I dodici giorni di Natale: giorno 8

Oggi, 2 gennaio, la dedicazione viene fatta allo Scorpione, segno che rappresenta il grande principio della trasformazione: le temperature sono sempre più basse e le giornate sempre più corte, le foglie cadute a terra marciscono e diventano nutrimento per la terra; quest’ultima viene arata e concimata, e i semi, apparentemente inerti, attendono l’arrivo della primavera per risorgere a nuova vita.
Il modello cosmico cui lo Scorpione lavora per stabilirlo sulla Terra, è il conseguimento attraverso la trasmutazione della materia in spirito: tramite questo processo, le essenze sublimate della mente e del corpo vengono unite con le forze dello spirito, quindi oggi siamo sostenuti nel processo di trasformazione della personalità (sotto l’influenza della mente) in individualità spirituale (sotto l’influenza del cuore).

Il discepolo relazionato con lo Scorpione è Giovanni: egli avanzò così tanto nella divina scienza della trasmutazione della materia in spirito che non conobbe mai la morte.
Nel corpo il centro relazionato con lo Scorpione è il sistema generativo, che dovrebbe divenire il centro della trasmutazione che, attraverso la morte della struttura (la personalità) lascia spazio all’illimitato dello Spirito.
C’è anche una forte connessione tra il cuore (Leone) ed il sistema
generativo (Scorpione): fino a quando domina la personalità, il primo è
sotto il controllo del secondo; quando la personalità è stata sublimata in individualità spirituale, allora è il cuore che governa. Nel corpo dell’uomo Cristico, la passione è stata trasmutata in divino amore.

Il pensiero biblico su cui possiamo meditare oggi è: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,8)
Per indicare il “vedere”, in greco ci sono due verbi: uno indica la capacità di comprensione interiore e l’altro la percezione fisica. Noi utilizziamo il verbo vedere per entrambi gli aspetti, fisico ed interiore, ma il verbo che l’evangelista adopera non indica la vista fisica; quindi ci dice che se siamo esattamente ciò che siamo, senza maschere, percepiremo il divino nella nostra esistenza.
Ahava, Francesca Zangrandi