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Eccoci qui, un nuovo anno è arrivato! Ci siamo lasciati alle spalle il 2025, un numero nove (2+0+2+5=9), un anno di chiusure, di compimento di un ciclo, di morte di qualcosa per far spazio al nuovo; ed ora siamo entrati nel 2026, un numero dieci (2+0+2+6=10).
Il dieci è considerato un numero sacro: per Pitagora ciascun numero possedeva attributi particolari, ma il più sacro di tutti era il numero dieci, la “sacra Decade”, somma dei primi quattro numeri e rappresentante l’intero universo (1+2+3+4=10); l’uno rappresenta il punto, l’origine ovvero il generatore delle dimensioni, il due la retta, il tre il piano e il quattro lo spazio. La perfezione di questo numero, la sua sacralità, è intesa come base della creazione, visto che il dieci si compone dei quattro numeri che sono alla base di qualsiasi creazione, anche della nostra capacità creativa. Inoltre, il dieci riunisce in una nuova unità tutti i principi espressi nei numeri dall’uno al nove, per questo motivo è anche denominato Cielo, ad indicare sia la perfezione che il dissolvimento di tutte le cose; infatti, indica il cambiamento che permette all’iniziato di evolvere, di crescere e di elevarsi spiritualmente.

Il numero dieci è la prima cifra con lo zero nella scala vibrazionale e questo gli conferisce una vitalità extra: lo zero è il numero delle infinite possibilità e ci dà l’opportunità di comprendere l’immensità del vuoto, rivelandosi come origine e fonte di ogni cosa. Graficamente, assomiglia a un cerchio, che a livello simbolico lo pone in relazione con la totalità, il cosmo e il ciclo eterno di cambiamento e rigenerazione. Lo zeroè la sorgente dalla quale è scaturita l’intera creazione, un campo di pura potenzialità, la matrice divina, un oceano di consapevolezza che nel suo manifestarsi dà origine a ogni cosa.
In numerologia, lo zero rappresenta il potere assoluto e agisce come un catalizzatore, amplificando le vibrazioni dei numeri che lo precedono. In questo caso eleva la frequenza del numero uno (numero che tra l’altro otteniamo se riduciamo il dieci a una sola cifra: 1+0=1), esaltando quindi l’iniziativa, la leadership e il coraggio spirituale insiti in questa cifra.

Infatti, il numero uno ha come caratteristiche l’individualismo, l’indipendenza e la volontà di autoaffermarsi, in quanto è il punto di partenza per tutti gli altri numeri, simboleggiando quindi l’inizio, la nascita, il principio di ogni cosa. È il principio divino: l’uno è il tutto, l’eterno infinito essere, che non ha forma e possiede tutte le forme, che non ha nome e possiede tutti i nomi, ed ogni cosa nasce dall’uno.
Essendo un numero indivisibile, l’uno indica principalmente l’unità, e sin dai tempi più remoti è stato venerato come numero sacro: tutte le tradizioni parlano di un’origine in cui regnava l’unità, il non-manifesto senza divisione, l’unificazione delle energie e la totalità; da questa origine sono nate tutte le cose e la manifestazione. Dal numero uno scaturiscono due energie uguali e contrarie che formano la materia; l’unione di queste due energie, maschile e femminile, dentro l’uno, creano la nuova vita.

Se prendiamo in considerazione le carte degli Arcani Maggiori dei Tarocchi, la carta X è la Ruota della Fortuna: nel mazzo Rider Waite questa carta è raffigurata con una ruota sospesa in aria, all’interno della quale sono incise delle lettere, e sia intorno alla ruota che negli angoli della carta sono raffigurati degli animali. Nel cerchio esterno della ruota ci sono lettere dell’alfabeto latino alternate a quelle dell’alfabeto ebraico: le lettere latine, dipendendo da dove si inizia a leggere, compongono la parola ROTA, che in latino significa “ruota”, oppure ORAT, che in latino significa “prega”, o ancora TAROT; se invece si legge nel verso opposto, troviamo TORÀ, il libro della conoscenza. Le lettere ebraiche, invece, formano la parola יַהְוֶה‎ composta da quattro lettere (Yodh, He, Waw, He, corrispondenti alle quattro lettere dell’alfabeto latino YHWH), il cui significato è Yahveh, cioè Dio. Nel cerchio interno della ruota, invece, si trovano i simboli alchemici dell’acqua, del sale, del mercurio e dello zolfo, gli elementi costitutivi della vita, che rappresentano anche i quattro elementi Acqua, Aria, Terra e Fuoco.

A destra della ruota possiamo vedere un essere di colore rosso, che rappresenta Ermanubi, un dio greco-egizio nato dalla fusione di Ermes e Anubi, il quale si occupava delle anime nell’aldilà, mentre a sinistra della ruota vediamo un serpente di colore giallo che simboleggia la discesa della forza vitale nel mondo materiale. Nella parte superiore della ruota, invece, c’è una sfinge azzurra con una spada eretta verso il cielo, che simbolicamente rappresenta la protezione spirituale: la spada è rivolta verso l’alto, anche con un certo orgoglio, quasi a ricordare il piano superiore dell’anima, o del sé, che guida il quotidiano; e mentre tutto si muove, la sfinge resta ferma in perfetto equilibrio con ciò che c’è così com’è.

Agli angoli della carta si trovano i simboli dei quattro Evangelisti, che possono essere rappresentati anche dai segni fissi dello Zodiaco (Leone, Acquario, Toro e Scorpione): l’Angelo è San Giovanni, il Bue è San Luca, l’Aquila è San Matteo e il Leone è San Marco. Sono i quattro animali visti da Ezechiele che a loro volta rappresentano i quattro angeli che presiedono al governo del mondo fisico: quattro è una cifra cosmica (i punti cardinali, i venti, …); le loro forme (leone, toro, uomo, aquila) rappresentano ciò che nella creazione vi è di più nobile, forte, saggio e agile.
Se l’Arcano Maggiore numero IX, l’Eremita, collegato alla numerologia del 2025, ci invitava a comprendere che il viaggio è qualcosa di introspettivo, da fare all’interno per poi, secondariamente, svolgerlo anche all’esterno, l’Arcano Maggiore X, invece, ci invita a integrare l’impermanenza, ricordandoci che niente resta fermo così com’è, e suggerendoci di trovare un centro all’interno del movimento. 

Se però riduciamo il numero dieci a una sola cifra e prendiamo in considerazione le carte degli Arcani Maggiori dei Tarocchi, la carta I è il Mago, chiamato anche Bagatto: nel mazzo Rider Waite questa carta è raffigurata con un uomo vestito con una tunica bianca e un manto rosso, il quale ha una fascia bianca sulla fronte e il simbolo dell’infinito sopra il capo, mentre un serpente che si morde la coda (uroboro) gli cinge la vita. L’umo tiene in mano una bacchetta, mentre sul tavolo dinnanzi a sé ci sono una spada, un bastone, una coppa e un pentacolo (o denaro); si trova in un giardino, tutto intorno a lui il cielo è giallo e ai suoi piedi ci sono gigli bianchi e rose rosse.
Il mago si trova in un laboratorio alchemico e diviene consapevole del suo potere personale e degli strumenti che ha a disposizione per creare la sua realtà. Con un braccio innalza la bacchetta al cielo, mentre l’altra mano indica la terra, connettendo la Terra al Cielo, divenendo canale di un sapere divino, diventando la scintilla che dà la vita. Il serpente attorno alla cintura rappresenta la ciclicità eterna della vita, e questo è ricordato anche dal segno dell’infinito posto sopra la testa; inoltre, il serpente usato come cintura ci ricorda anche da dove arrivano le nostre intuizioni più profonde, dalla pancia, il “cervello” che regola le nostre emozioni.

Gli elementi presenti sul tavolo del Mago (una spada, un bastone, una coppa e un pentacolo) rappresentano gli strumenti che l’uomo usa per evolvere, risolvere i problemi, conoscersi e mettersi a servizio del prossimo. Anche il simbolo dell’infinito lo ricorda, parlandoci delle infinite possibilità di pensiero e azione che contraddistinguono il Mago.
Lui è l’Uno, la fiamma divina dentro alla materia, che ci ricorda che non siamo separati dal resto del cosmo; porta lo spirito nella materia e tutto accade, benedetto da una luce smagliante che colora lo sfondo. È colui che agisce in accordo con tutte le leggi universali ed è perfettamente in armonia con il destino e i piani superiori; infatti, nel suo giardino crescono sia le rose (passione, mestruazione, vita, impulso) che i gigli (purezza, guarigione, innocenza). Pertanto, questo Arcano Maggiore ci invita ad usare gli strumenti che abbiamo a disposizione per realizzare ciò che vogliamo, ricordandoci che siamo padroni di noi stessi.

Se prendiamo in considerazione le lettere dell’alfabeto ebraico, vediamo che la decima lettera è Yod, che rappresenta la Mano di Dio, una forza attiva e creatrice, la potenza divina, la volontà di Dio, la presenza costante di una forza superiore. Compare nel tetragramma biblico יַהְוֶה (YHWH), il nome di Dio, e il suo significato simbolico è spesso associato all’inizio, alla creazione e alla divinità. Se invece prendiamo in considerazione la prima lettera dell’alfabeto ebraico, vediamo che è Aleph, che rappresenta il Re e la Regina: simbolizza l’inizio, il ponte fra il finito e l’infinito, il legame fra l’umano e il divino; rappresenta un viaggio essenziale verso la conoscenza di sé e dell’universo, ed è una chiave per aprire le porte di mondi sottili, celati alla percezione quotidiana; alla lettera Aleph si connettono le corna, la corona suprema, la sapienza, l’intelligenza, la bellezza e l’insegnamento del Maestro.
Quindi prepariamoci a danzare con le energie di questo 2026 che, al pari del 2020, sarà letteralmente un anno che marcherà un prima e un dopo nella nostra vita!

Infatti, nel 2026 i pianeti lenti si installeranno definitivamente nei nuovi segni, dando il via a ciò che nel 2025 abbiamo iniziato a intravedere. Ci vorrà fino a marzo per iniziare una nuova energia, perché sarà a febbraio che avverrà la congiunzione di Saturno e Nettuno nel grado zero dell’Ariete, il primo grado dello zodiaco, chiamato anche il grado matematico del creatore, e il Capodanno Cinese, che marcherà il passaggio dall’anno del Serpente all’anno del Cavallo (ne parleremo a tempo debito).

Pertanto, il 2026 non sarà un anno per ripetere schemi, ma dovremo fare delle scelte: in base alla nostra identità, non alle vecchie storie; in base alla chiarezza, non alla paura; in base al potere, non all’abitudine. Quindi accingiamoci ad accogliere questo nuovo anno agendo in verità, senza paura di mostrare chi siamo e riconoscendo che siamo i creatori e le creatrici della nostra realtà, e che possiamo dar via a tutto ciò che desideriamo manifestare nella nostra vita, come ce lo ricordano i numeri dieci e uno. Infatti, il messaggio mistico del numero dieci secondo gli insegnamenti di Yeshua è “La visibilità fa parte del tuo destino”, mentre il messaggio del numero uno è “Come posso plasmare la mia essenza in ogni aspetto della mia vita?”

Felice 2026! Ahava, Francesca Zangrandi

PS. Nel 2026 tutto cambierà. Puoi opporre resistenza. Oppure puoi prepararti a fare il grande salto. A te la scelta. E se ti iscrivi al laboratorio 2026, L’ALBA DI UN NUOVO INIZIO posso aiutarti a farlo! (Te ne parlo nei due video qui sotto)

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