Autore: Francesca Quinta Dimesione

3 Gen

I dodici giorni di Natale: giorno 9

Oggi, 3 gennaio, la dedicazione viene fatta al Sagittario, il segno che chiude la stagione autunnale. La luce e il calore del Sole tendono verso il loro minimo, e la natura reagisce in due modi: con l’ibernazione e il letargo, o con la migrazione. Il seme piantato dallo Scorpione viene ora conservato dal Sagittario, che produce un calore intimo, protettivo, germinativo.
Il Sagittario è un’energia fortemente mentale, ma, portata al massimo della sua potenza, supera il limite egoico diventando mente spiritualizzata; quindi oggi possiamo cercare di trasmutare tutte le esperienze quotidiane in occasioni di sviluppo animico.

Il discepolo relazionato con il Sagittario è Filippo: prima di incontrare il Signore, egli non aveva alcun concetto di cosa una mente spiritualizzata o Cristica potesse significare nella sua vita, egli era essenzialmente un
mentale; ma dopo che la luce del Cristo fu effusa su di lui, divenne degno di essere annoverato tra i dodici immortali.
Nel corpo il centro relazionato con il Sagittario è il plesso sacrale, situato alla base della colonna vertebrale: il canale spinale che connette il plesso sacrale con il cervello è stato denominato il “sentiero del discepolato” (nel sistema vedico dei chakra è conosciuto come Sushumna o Ponte Arcobaleno); quando un aspirante vive una vita motivata esclusivamente da una pura e santa aspirazione, il fuoco-spirito spinale (kundalini), dormiente all’interno del plesso
sacrale, si risveglia e poi ascende attraverso il canale spinale fino a raggiungere i due organi spirituali situati nella testa, la ghiandola pineale ed il corpo pituitario. È attraverso questo processo che la mente umana diviene Cristica, quindi il Sagittario è sempre simbolizzato dalla luce, la luce della mente spiritualizzata.
Quando le esperienze della vita quotidiana vengono giustamente destinate
e trasmutate in valori animici, queste diventano passi attraverso cui
possiamo ottenere la riconciliazione con la Divina Luce Universale.

Il pensiero biblico su cui possiamo meditare oggi è: “Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,14)
Quando accarezziamo la vita e ne riveliamo il bello, quando dai nostri occhi emana il rispetto amoroso per ogni essere vivente, quando seguiamo come unica regola di vita l’amore, anche noi siamo luce; e in quanto luce, possiamo posarci sulla superficie delle cose e accarezzare gli altri, facendo emergere anche il bello che c’è in loro.
Ahava, Francesca Zangrandi

2 Gen

I dodici giorni di Natale: giorno 8

Oggi, 2 gennaio, la dedicazione viene fatta allo Scorpione, segno che rappresenta il grande principio della trasformazione: le temperature sono sempre più basse e le giornate sempre più corte, le foglie cadute a terra marciscono e diventano nutrimento per la terra; quest’ultima viene arata e concimata, e i semi, apparentemente inerti, attendono l’arrivo della primavera per risorgere a nuova vita.
Il modello cosmico cui lo Scorpione lavora per stabilirlo sulla Terra, è il conseguimento attraverso la trasmutazione della materia in spirito: tramite questo processo, le essenze sublimate della mente e del corpo vengono unite con le forze dello spirito, quindi oggi siamo sostenuti nel processo di trasformazione della personalità (sotto l’influenza della mente) in individualità spirituale (sotto l’influenza del cuore).

Il discepolo relazionato con lo Scorpione è Giovanni: egli avanzò così tanto nella divina scienza della trasmutazione della materia in spirito che non conobbe mai la morte.
Nel corpo il centro relazionato con lo Scorpione è il sistema generativo, che dovrebbe divenire il centro della trasmutazione che, attraverso la morte della struttura (la personalità) lascia spazio all’illimitato dello Spirito.
C’è anche una forte connessione tra il cuore (Leone) ed il sistema
generativo (Scorpione): fino a quando domina la personalità, il primo è
sotto il controllo del secondo; quando la personalità è stata sublimata in individualità spirituale, allora è il cuore che governa. Nel corpo dell’uomo Cristico, la passione è stata trasmutata in divino amore.

Il pensiero biblico su cui possiamo meditare oggi è: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,8)
Per indicare il “vedere”, in greco ci sono due verbi: uno indica la capacità di comprensione interiore e l’altro la percezione fisica. Noi utilizziamo il verbo vedere per entrambi gli aspetti, fisico ed interiore, ma il verbo che l’evangelista adopera non indica la vista fisica; quindi ci dice che se siamo esattamente ciò che siamo, senza maschere, percepiremo il divino nella nostra esistenza.
Ahava, Francesca Zangrandi

1 Gen

I dodici giorni di Natale: giorno 7

Eccoci qui, un nuovo anno è arrivato! Ci siamo lasciati alle spalle il 2018, un numero 11 (2+0+1+8=11), numero maestro, un anno che è venuto a metterci alla prova e che ci ha fatto da specchio affinché vedessimo cosa dobbiamo ancora fare (cosa dobbiamo lasciar andare, riprogrammare, sanare, ecc…), ed ora siamo entrati nel 2019, un numero 3 (2+0+1+9=12; 1+2=3).
Il numero 3 espande e crea, portando maggiore attività, energia, entusiasmo e interazione con il mondo; è il simbolo della conciliazione per il suo valore unificante (tanto il 2 separa, quanto il 3 riunisce) e la sua espressione geometrica è il triangolo, simbolo del ritorno del multiplo all’unità (due punti separati si assemblano e si riuniscono in un terzo punto). Il 3 permette quindi di uscire dall’antagonismo, superando la visione parziale e riduttiva del dualismo, poiché due elementi non possono essere conciliati che con l’ausilio di un terzo elemento.
Per quanto riguarda i dodici giorni santi del Natale, oggi, 1 gennaio, la dedicazione viene fatta alla Bilancia, segno moderato, nel quale prevale lo stimolo mentale a discapito delle emozioni e del lato pratico della vita. Le focose passioni estive sono alle spalle, le foglie ingialliscono e iniziano a cadere, la natura si ferma ed è tempo di bilanci e di scelte: il raccolto è stato fatto, è stato conservato ed ora è il momento di ripartirlo equamente, così come, in base ai risultati, si sceglie se aumentare o diminuire le quantità per la semina del prossimo anno.
Il modello cosmico retto dalla Bilancia è la bellezza del mondo: la sua impronta può essere vista in ogni paesaggio, albero, cespuglio, pianta e in ogni forma nei vari regni della natura. Bellezza e armonia sono i segni della Bilancia (Venere e Saturno esaltano il suo gusto artistico), e qualunque cosa venga a trovarsi sotto l’influenza di questo segno celeste esprimerà tali divini attributi, quindi il compito per oggi è vedere la bellezza e l’armonia in ogni manifestazione materica.
Il discepolo relazionato con la Bilancia è Giuda (Taddeo), che fu ministro della bellezza: le opere che egli compì come suo devoto furono molte e di vasta portata nei risultati.
Nel corpo il centro relazionato con la Bilancia sono le ghiandole surrenali, che possiamo visualizzare in perfetto funzionamento, così portano tutto l’organismo a vivere in equilibrio, sia fisico che psicologico.
Il pensiero biblico su cui possiamo meditare oggi è: “Voi conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi” (Giovanni 8,32)
Come ci ricorda Igor Sibaldi, “verità” è una di quelle parole dal significato sfuggente: in latino è “veritas”, che significa “quello che è creduto” (non da noi, ma dagli altri), ossia è ciò a cui dobbiamo credere (il mondo del dovere) e a cui è richiesto che ci conformiamo. Ma il vangelo è scritto in greco e verità si dice “alìtheia”, che significa “togliere il velo”: il velo rappresenta la verità degli altri che nasconde la nostra verità, quindi se togliamo il velo ci sentiamo liberi. Per di più, oltre alla verità che ci impongono gli altri (veritas) e a quella che noi ci raccontiamo, esiste anche un’altra verità: verità in ebraico è “emmeth”, che in geroglifico significa “qualcosa che tu tieni dentro di te”; è la stessa parola, in ebraico, di “mamma” (la mamma è colei che tiene dentro di sé il bambino), quindi “emmeth” significa “tira fuori quello che hai dentro”.
Se nel 2018 non ci siamo presi cura di noi e delle nostre necessità, il 2019 ci dà una seconda possibilità per farlo. Essendo un numero 3, il 2019 sarà un anno speciale per la creatività e l’espressione di questa creatività; ci chiede di uscire dalla zona di comfort, scoprire la nostra verità (emmeth) e vibrarla nel mondo.
Felice 2019, Francesca Zangrandi
31 Dic

I dodici giorni di Natale: giorno 6

Oggi, 31 dicembre, la dedicazione viene fatta alla Vergine, segno di terra che rappresenta la chiusura di un ciclo e l’inizio di un altro: la terra fertile del Toro è arrivata alla fine del suo ciclo, ed ora l’esigenza non è più quella di raccogliere i frutti per nutrirsi (tipica del Leone), ma di conservare in vista della stagione invernale.
L’amore del Leone ci ha condotti al servizio della Vergine, la Madre del mondo, l’istruttrice che ci mostra nel concreto il principio femminile e che mantiene sul pianeta il modello cosmico di una Terra purificata e rinvigorita. La purezza diviene un enorme potere animico, una verità espressa dal Cristo quando disse “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.”

Il discepolo relazionato con la Vergine è Giacomo il Giusto, fratello di Giuda e Simone: per molti anni fu considerato il capo della prima Chiesa in Gerusalemme, e fu ben conosciuto per la sua purezza di carattere e la sua consacrazione al servizio altruistico.
Nel corpo il centro relazionato con la Vergine è il tratto intestinale, quindi potremmo visualizzare il nostro corpo rivitalizzato e purificato, e con il tratto intestinale funzionando perfettamente.

Il pensiero biblico su cui possiamo meditare oggi è: “Chi è il più grande tra voi si farà vostro servitore” (Matteo 23,11)
Il più grande deve diventare un uomo che si pone al servizio del prossimo, dove è però importante l’impegno positivo, una effettiva disposizione e il fatto di diventare realmente “servo”. Questo tipo di servizio sottende che cessi qualsiasi esercizio abusivo del potere, che scompaiano il disprezzo e la tirannia, l’oppressione, lo sfruttamento ed ogni forma di ingiustizia. L’espressione “vostro servitore” ci dice che si tratta di un servizio nelle azioni, che si traduce dunque in una forma di aiuto materiale e di attenzione altruistica del prossimo; ma questo servizio non sarebbe autentico se non fosse accompagnato dal sentimento, quindi sottende l’interiorità, ossia uno spirito di disposizione, un atteggiamento dell’animo che vi corrisponda perfettamente.
Ahava, Francesca Zangrandi

30 Dic

I dodici giorni di Natale: giorno 5

Oggi, 30 dicembre, la dedicazione viene fatta al Leone, segno di fuoco dominato dal Sole. La simbologia legata al Leone è la raccolta dei frutti maturi, la pienezza dello splendore vitale, la vita e la luce nella sua manifestazione più potente: è il momento in cui ci si gode il raccolto, il successo conseguito, la pienezza e l’abbondanza.
Il Leone sente in sé il dovere di procreare, ma ne approfitta per renderlo un gioco, un piacere, come del resto fa con ogni sua passione, che tramuta in puro e semplice divertimento. Il Leone porta sulla Terra il potere dell’amore, quindi tutte le nostre attività dovrebbero essere motivate da questo potere: ogni pensiero dovrebbe essere radiante d’amore, ogni parola vibrante d’amore, ogni azione abbellita dall’amore.

Il discepolo relazionato con il Leone è Giuda (Iscariota): Giuda rappresenta la personalità e Giovanni lo spirito; Giuda, dopo aver tradito il Cristo, si tolse la vita, ricordandoci che la personalità deve sempre scemare affinché lo spirito possa diventare forte. Da Paolo ammonisce gli aspiranti alla Via Cristica a “svestirsi dell’uomo vecchio e ad indossare l’uomo nuovo”: quando la personalità diventa subordinata allo spirito, la passionale natura inferiore dell’uomo (costituita interamente dalla vita personale che è transitoria e deve, di conseguenza, morire come ha fatto Giuda) è sostituita dall’amorevole natura superiore simbolizzata da Giovanni, il discepolo che non conobbe mai la morte e che fu, dei dodici immortali, il più vicino al cuore del Maestro.
Nel corpo il centro relazionato con il Leone è il cuore: quando questo centro sviluppa il suo latente potere divino, diventa sempre più forte e luminoso, fino a che la sua radiosità sarà quella di una stella splendente.

Il pensiero biblico su cui possiamo meditare oggi è: “L’amore è il (pieno) compimento della legge” (Rm 13,10)
L’amore è la regola che riassume tutte le altre regole, è il segreto della vita: non possiamo offrire nulla di più importante dell’amore nella nostra vita; è questo il vero linguaggio universale, l’idioma che ci consente di esprimerci con tutti, in qualsiasi parte del mondo ci troviamo, perché l’espressività silenziosa dell’amore ci consente di essere compresi da tutti. L’amore è l’autentica energia della vita che muove il mondo.
Ahava, Francesca Zangrandi

29 Dic

I dodici giorni di Natale: giorno 4

Oggi, 29 dicembre, la dedicazione viene fatta al Cancro, segno ricco di vitalità, gioioso, emotivo, con una voglia di mettere al mondo la vita.
Il polline sparso dai Gemelli cede il passo alla trasformazione del fiore in frutto, e i frutti per crescere hanno bisogno di protezione e nutrimento, caratteristiche della Madre. E infatti il Cancro mantiene per la Terra il modello cosmico di esaltazione del divino principio femminile in tutta la creazione; è la casa della gloriosa Madre del Mondo, della Grande Madre, riconosciuta e venerata in tutte le religioni del mondo.
L’Ariete ha a che fare con la vita, il Toro con la forma, i Gemelli con la mente e il Cancro con l’anima, intesa come rivelatrice della verità. Quindi, sotto il segno del Cancro, siamo spinti a ricercare con costanza e fiducia la luce, anche se non è ancora stata vista qui sulla terra.

Il discepolo relazionato con il Cancro è Natanaele, un mistico in cui non vi è falsità.
Nel corpo il centro relazionato con il Cancro è il plesso solare, a volte indicato come “il sole nello stomaco”: questo centro è connesso principalmente con lo sviluppo spirituale di ognuno di noi, e se è allineato con lo spirito, il principio femminile ci collega alla nostra natura divina.

Il pensiero biblico su cui possiamo meditare oggi è: “Ma se noi camminiamo nella luce, come Egli è nella luce, noi siamo in comunione gli uni con gli altri” (1Gv 1,7)
“Camminare nella luce” io lo sento come “aprirsi all’amore”, e quindi, aprendoci all’amore, siamo in comunione fraterna con l’infinito creato e dispensiamo amore nutrendo gli altri ed anche noi stessi, visto che l’amore è un sintonizzarci con noi stessi. L’amore ci chiede di dedicarci con passione a noi stessi, alla nostra vita interiore; aprire il cuore significa essere allineati e fedeli a noi stessi, e quando siamo nello spazio del cuore sentiamo qual è la nostra verità e riusciamo ad entrare in relazione con noi stessi e gli altri.
Ahava, Francesca Zangrandi

28 Dic

I dodici giorni di Natale: giorno 3

Oggi, 28 dicembre, la dedicazione viene fatta ai Gemelli, segno che rappresenta fortemente il concetto di velocità, cambiamento, dinamismo e leggerezza. Dopo l’esplosione iniziale dell’Ariete e la calma accrescitiva del Toro, i Gemelli rimettono in movimento tutto quanto (lo spirito leggero e dinamico, in continuo movimento, è tipico dell’elemento Aria); il germoglio che ha attecchito è nel pieno della fioritura e l’azione simbolica ora è l’impollinazione.
Dopo le figure di animali dei segni precedenti, nei Gemelli troviamo due figure umane, quasi a sottolineare il distacco dalla forza istintiva e il prevalere della ragione e della comunicazione (che richiede necessariamente due soggetti). In effetti, non si fecondano solo i fiori, ma anche le menti, e il segno dei Gemelli ci invita a coltivare la pace e l’equilibrio, in modo che con la sua creatività può stimolare in noi la nascita dei pensieri, la comunicazione, la diffusione di idee e la creazione di rapporti e relazioni.

Il discepolo relazionato con i Gemelli è Tommaso: egli fu così intimamente identificato con il Cristo che i suoi dubbi (naturali per la mente mortale) furono trascesi da una dinamica realizzazione dei poteri del Cristo, in precedenza latenti in lui; e dopo questa trasformazione fece molti meravigliosi miracoli.
Nel corpo il centro relazionato con i Gemelli sono le mani, che possiamo visualizzare come centri luminosi in grado di apportare energie guaritrici e benedizioni.

Il pensiero biblico su cui possiamo meditare oggi è: “Fermati, e sappi che Io sono Dio” (Dal 46,10)
Come ci ricorda Igor Sibaldi, ciò che Gesù e Dio chiamano “l’io” non è dentro l’individuo, non è in ciò che sappiamo di noi, né nella nostra mente né tanto meno nella vita che conduciamo e che cerchiamo di far corrispondere a ciò che sappiamo di noi. È bensì una dimensione da scoprire e da conquistare che si trova ovunque: nel nostro modo di vedere e, soprattutto, nel perenne superamento di questo nostro modo di vedere. Questo “io” superiore ci si rivela in ogni nuovo orizzonte e in ogni nuova scoperta, i quali potrebbero ampliarsi all’infinito, se solo non li fermassimo perché ci portano troppo lontano da ciò che sappiamo di noi.
E questo “io” superiore è necessariamente anche negli altri: se è tanto grande, infatti, non può essere contenuto in quel pochissimo che sappiamo di noi stessi e che crediamo di essere.

Quindi anche i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre intuizioni e tutto ciò che cerchiamo dentro di noi, sono in realtà dappertutto, tutt’intorno, ovunque arrivi l’orizzonte della nostra vita. Siamo un’immensità, e quanto più scopriamo il nostro io, tanto più ci accorgiamo che è talmente diverso da noi (da ciò che già sappiamo di noi) da poterne parlare correttamente solo in terza persona: “il mio io” invece che “io”.
Ahava, Francesca

27 Dic

I dodici giorni di Natale: giorno 2

Oggi, 27 dicembre, la dedicazione viene fatta al segno del Toro, simbolo della terra, della fecondità. La stabilità è la caratteristica dell’elemento Terra e viene inequivocabilmente manifestata dal Toro.
L’energia è quella della crescita lenta e progressiva, del nutrimento generoso ed abbondante: dopo lo slancio vitale dell’Ariete, il germoglio appena spuntato comincia a crescere ed ha bisogno di tempo, calma e tranquillità; necessita di stabilità e sicurezza per far crescere le radici.

Nella mitologia egiziana il segno del Toro era simboleggiato da Osiride ed Iside: il bue Api, consacrato al Sole-Osiride, portava tra le corna la mezzaluna-Iside. Anche nel pantheon indù Shiva sta a cavallo di un toro che porta una mezzaluna tra le corna; ed effettivamente l’ideogramma del segno è formato proprio da un cerchio (sole) sormontato da un semicerchio (falce di luna).
Il Toro riversa sulla Terra amore e armonia, tenendo come costante riferimento l’umiltà, quindi questo archetipo ci esorta a fare di noi stessi un perfetto canale per ricevere e trasmettere armonia e amore in tutte le esperienze della vita, a prescindere dall’emozione che le accompagna (che sia di gioia o dolore, esaltazione o depressione).

Il discepolo relazionato con il Toro è Andrea, la cui caratteristica distintiva è l’umiltà. Questa è uno degli attributi più importanti che dovremmo coltivare visto che quando è sviluppata ad un alto grado diviene un grande potere animico.
Nel corpo il centro relazionato con il Toro è la gola, attraverso la quale è possibile pronunciare la divina parola creatrice.

Il pensiero biblico su cui possiamo meditare oggi è: “Colui che dimora nell’amore, dimora in Dio” (1Gv 4,16)
L’amore è la sola forza in grado di cambiare i nostri cuori e quelli dell’umanità intera, rendendo proficue e benefiche tutte le relazioni (tra uomini e donne, tra ricchi e poveri, tra culture e civiltà).
Ahava, Francesca Zangrandi

26 Dic

I dodici giorni di Natale: giorno 1

Abbiamo appena passato il Natale, estremamente potente da un punto di vista spirituale ed esoterico. Si crede però che il 25 di dicembre la festa spirituale del solstizio d’inverno si completi, ed invece segna solo l’inizio di un periodo di profonda importanza: questo periodo è l’intervallo dei dodici giorni tra Natale e l’Epifania.

Questi dodici giorni santi, oltre a rappresentare i dodici mesi dell’anno (in passato erano anche una predizione di come sarebbe stato l’anno successivo), sono anche legati ai dodici spiriti Totem (che rivestono gli archetipi dei dodici segni zodiacali e che lavorano orchestrati dal Cristo, il tredicesimo), i dodici discepoli e i dodici centri spirituali attraverso i quali le dodici forze operano nel corpo umano.
L’energia del solstizio d’inverno continua, anche se con intensità decrescente, e possiamo utilizzare questi dodici giorni per recuperare il contatto con la luce e rinnovarci spiritualmente. Infatti il numero 12 è il simbolo della prova iniziatica che permette di passare da un piano ordinario ad un piano superiore, sacro (dopo il 12 viene infatti il 13, numero della trasmutazione, l’Alchimista).
E la dodicesima lettera dell’alfabeto ebraico è Lamed, la quale esprime la certezza o la forza di credere che vi sia un oltre e nuove possibilità, nuovi mondi da scoprire (nel domani, dentro di noi e negli altri); e il valore numerico di Lamed è il 30, che corrisponde all’età in cui Gesù di Nazareth iniziò il suo apostolato, segnando così un nuovo cammino, una nuova via.

Oggi, 26 dicembre, la dedicazione viene fatta all’Ariete, il segno dell’inizio, quello che avvia le cose e le origina (per questo motivo viene paragonato alla nascita).
L’Ariete introduce il nuovo anno solare ed è denominato il segno della coscienza risorta: egli vede il divino in tutto e colui che ha raggiunto questo stato di coscienza vede e conosce solo il divino in tutte le persone, cose, circostanze, condizioni ed eventi; quindi oggi ci chiede di vedere solo la parte divina della vita.

Il discepolo relazionato con l’Ariete è Giacomo, fratello di Giovanni. Egli fu il primo a rispondere alla chiamata per il discepolato e il primo a calcare il sentiero del martirio: fu un vero pioniere spirituale.
Nel corpo il centro relazionato con l’Ariete è la testa, quindi possiamo visualizzare la nostra con tutte le sue parti risvegliate, illuminate e perfettamente efficienti.

Il pensiero biblico su cui possiamo meditare oggi è: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5)
L’aggettivo “nuovo” si oppone a “vecchio”, “obsoleto”, aggettivi che identificano qualcosa che ormai non è più efficace. Nuovo è, allora, qualcosa migliore che ci apre alla speranza; da qui la gioia che accompagna l’inizio di un nuovo anno.
Buon nuovo inizio, Francesca Zangrandi

25 Dic

Natale

Oggi, 25 dicembre, si festeggia il Natale, che in realtà è una festa universale che riguarda tutti, non solo i cristiani: infatti, la nascita è un avvenimento sia cosmico che interiore.

A partire dal 21 dicembre, solstizio d’inverno, il Sole ha smesso percettibilmente di muoversi rimanendo tre giorni nel punto più basso della propria orbita attorno alla Terra e riprendendo poi lentamente il suo tragitto ascendente per consentire il ritorno della luce (processo di morte e rinascita).
E per la legge della corrispondenza di Ermete Trismegisto (“Come sopra, così sotto; come sotto, così sopra. Come dentro, così fuori; come fuori, così dentro. Come nel grande, così nel piccolo.”), il solstizio d’inverno rappresenta l’ingresso simbolico ad uno stato superiore di consapevolezza e la presa di coscienza della vera spiritualità.

La celebrazione del Natale è quindi un evento spirituale ed è legato ad antichi riti pagani: l’etimologia della parola pagano viene dal latino “pagus” (villaggio) o “paganus” (campagnolo), quindi i pagani erano coloro che abitavano nei villaggi, e solo in epoca cristiana il termine acquisì un’accezione negativa poiché gli abitanti dei villaggi rurali erano particolarmente restii a convertirsi al cristianesimo e continuavano a praticare il culto degli dei.

Quindi il Natale e le altre celebrazioni pagane ci ricordano che non abbiamo uno spirito astratto da un lato ed una natura priva di spirito dall’altro, ma che, come diceva il filosofo Friedrich Schelling, natura e spirito sono aspetti paralleli di un unico processo: la natura è lo spirito visibile e lo spirito è la natura invisibile.
Visto in quest’ottica, il Natale è dunque un momento di introspezione che ci invita ad entrare nella nostra personale grotta per prenderci cura della scintilla divina che custodiamo nel profondo di noi stessi e dare alla luce la nostra Coscienza Cristica.

Tutto questo lo ha ben espresso Paramahansa Yogananda: “L’universo è il corpo di Cristo: dovunque presente in esso, senza limitazioni, è la Coscienza Cristica. Quando riuscirete a chiudere gli occhi e, attraverso la meditazione, ad espandere la vostra consapevolezza fino a sentire l’intero universo come il vostro stesso corpo, Cristo sarà dentro di voi. Saprete allora che la vostra mente è una piccola onda di quell’oceano di Coscienza Cosmica in cui Cristo risiede.”

Buon Natale, ma soprattutto buon risveglio!
Francesca Zangrandi

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