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2 Giu

Luna nuova in Gemelli

Domani con la luna nuova in Gemelli inizia un nuovo ciclo lunare: l’etimologia della parola “gemelli” viene dal latino “geminus”, che appunto si riferisce alla coppia di fratelli gemelli, ma possiamo distinguere anche la radice greca “gamos”, che si riferisce a hierogamos, ossia il matrimonio tra maschile e femminile, ricordandoci quindi che solo l’unione di queste due parti all’interno di noi ci porterà ad essere integri.

Il segno dei Gemelli è il segno della comunicazione e ci connette con il potere della parola, aiutandoci ad esprimere chi siamo e cosa vogliamo, quindi questa lunazione ci chiede coerenza tra ciò che pensiamo, sentiamo e facciamo; ci chiede di comunicare le nostre emozioni, anche quelle che ci possono mettere in contatto con cose nostre profonde.
E per gli indiani d’America la Madre Clan di questo ciclo lunare è proprio Cantastorie, la preservatrice del parlare secondo l’esperienza personale, la quale ci insegna a parlare in verità, comunicando dal cuore; lei ci mostra la fede di cui abbiamo bisogno per farci strada nelle nostre confusioni, e ci insegna come essere nella vita sia studente che insegnante.

Questa lunazione ci prepara anche al prossimo ciclo di eclissi, quindi non solo ci invita a connetterci con la nostra voce autentica, ma anche a fare una bella pulizia dei nostri pensieri e delle nostre credenze, in modo da attraversare i portali delle prossime eclissi con leggerezza, senza il peso di ciò che non ci corrisponde più.
Pertanto abbiamo tutto questo ciclo lunare per sanare la nostra parola e usarla amorevolmente per esprimere e verbalizzare ciò di cui abbiamo bisogno per vivere la nostra vita e le nostre relazioni.

A tal proposito ci possiamo chiedere: cos’è che penso con frequenza? Che energia hanno i miei pensieri? Come mi fanno sentire? E che parole utilizzo generalmente? Che vibrazione hanno le parole che uso? Come mi fanno sentire? Che parole utilizzo quando converso con gli altri? Utilizzo parole che ci nutrono di bellezza o parole che disturbano o addirittura distruggono?

Siamo ancora nella stagione di Beltane ed una Dea che si celebra in questo periodo dell’anno è Rhiannon, il cui nome significa Grande Regina; lei è la guardiana dei nostri autentici “sì” e “no”, colei che ci aiuta a definire quali sono i nostri confini salutari, a diventare più autentici mentre ci muoviamo nelle nostre profondità.
Però, mentre nel mese di maggio abbiamo avuto il tempo per capire chi siamo, cosa ci piace fare, cosa ci riesce bene, cosa davvero nutre la nostra anima e ci fa sentire vivi, ora è giunto il momento di esprimerlo, di verbalizzarlo, di dirlo in parole. Quindi, cosa vorremmo dire al mondo di noi? Cos’è che vogliamo raccontare di noi all’universo e cosa invece fa parte della nostra vecchia identità e non lo vogliamo più dire? Come possiamo portare la nostra parola a una nuova vibrazione?

Augurandoti una felice luna nuova, ti lascio con uno scritto di Jamie Sams,
Francesca Zangrandi

“Raccontami una storia, dolce Madre,
sulle Antenate e i loro giorni,
di come camminarono le vie della Medicina.
E mentre racconti,
riesco a vedere
l’importanza di ogni lezione
e come sia fatta proprio per me.
Dall’esempio di un’altra
traggo risate e lacrime.
Dall’esperienza di un’altra
imparo che l’amore può dominare la paura.
Insieme viaggiamo
attraverso quei tempi,
richiamando a noi tutta la saggezza
lasciata da chi ci ha preceduto.”

28 Dic

I dodici giorni di Natale: giorno 3

Oggi, 28 dicembre, la dedicazione viene fatta ai Gemelli, segno che rappresenta fortemente il concetto di velocità, cambiamento, dinamismo e leggerezza. Dopo l’esplosione iniziale dell’Ariete e la calma accrescitiva del Toro, i Gemelli rimettono in movimento tutto quanto (lo spirito leggero e dinamico, in continuo movimento, è tipico dell’elemento Aria); il germoglio che ha attecchito è nel pieno della fioritura e l’azione simbolica ora è l’impollinazione.
Dopo le figure di animali dei segni precedenti, nei Gemelli troviamo due figure umane, quasi a sottolineare il distacco dalla forza istintiva e il prevalere della ragione e della comunicazione (che richiede necessariamente due soggetti). In effetti, non si fecondano solo i fiori, ma anche le menti, e il segno dei Gemelli ci invita a coltivare la pace e l’equilibrio, in modo che con la sua creatività può stimolare in noi la nascita dei pensieri, la comunicazione, la diffusione di idee e la creazione di rapporti e relazioni.

Il discepolo relazionato con i Gemelli è Tommaso: egli fu così intimamente identificato con il Cristo che i suoi dubbi (naturali per la mente mortale) furono trascesi da una dinamica realizzazione dei poteri del Cristo, in precedenza latenti in lui; e dopo questa trasformazione fece molti meravigliosi miracoli.
Nel corpo il centro relazionato con i Gemelli sono le mani, che possiamo visualizzare come centri luminosi in grado di apportare energie guaritrici e benedizioni.

Il pensiero biblico su cui possiamo meditare oggi è: “Fermati, e sappi che Io sono Dio” (Dal 46,10)
Come ci ricorda Igor Sibaldi, ciò che Gesù e Dio chiamano “l’io” non è dentro l’individuo, non è in ciò che sappiamo di noi, né nella nostra mente né tanto meno nella vita che conduciamo e che cerchiamo di far corrispondere a ciò che sappiamo di noi. È bensì una dimensione da scoprire e da conquistare che si trova ovunque: nel nostro modo di vedere e, soprattutto, nel perenne superamento di questo nostro modo di vedere. Questo “io” superiore ci si rivela in ogni nuovo orizzonte e in ogni nuova scoperta, i quali potrebbero ampliarsi all’infinito, se solo non li fermassimo perché ci portano troppo lontano da ciò che sappiamo di noi.
E questo “io” superiore è necessariamente anche negli altri: se è tanto grande, infatti, non può essere contenuto in quel pochissimo che sappiamo di noi stessi e che crediamo di essere.

Quindi anche i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre intuizioni e tutto ciò che cerchiamo dentro di noi, sono in realtà dappertutto, tutt’intorno, ovunque arrivi l’orizzonte della nostra vita. Siamo un’immensità, e quanto più scopriamo il nostro io, tanto più ci accorgiamo che è talmente diverso da noi (da ciò che già sappiamo di noi) da poterne parlare correttamente solo in terza persona: “il mio io” invece che “io”.
Ahava, Francesca

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